Come e quando pagare le tasse sui Bitcoin

La crescente attenzione mediatica verso i Bitcoin e la conseguente maggiore diffusione, porta a chiedersi se ha senso investire e in che modo sono tassati. Magari anche tu hai già effettuato il primo acquisto e ti stai chiedendo come e quando pagare le tasse sui Bitcoin? Un argomento che sta sicuramente a cuore sia agli investitori che ai risparmiatori.

Premetto che Banca d’Italia ha chiarito che l’acquisto, il possesso o lo scambio dei Bitcoin è un’attività lecita. Nonostante ciò, il settore è ancora privo di una precisa regolamentazione. Infatti ad oggi il Governo e il Parlamento italiano non si sono ancora espressi. Nel 2014 c’è stata un’audizione alla Camera, ma l’interesse della politica non è andato avanti.

Al momento solo l’Agenzia delle Entrate ha dato indicazioni su come e quando pagare le tasse sui Bitcoin. In particolare ha affrontato due temi: l’IVA e le imposte dirette.

Sulle transazioni a base di Bitcoin non si applica l’IVA

In Europa sia la Commissione Europea che la Corte di Giustizia Europea sostengono l’esenzione IVA. Infatti le due istituzioni hanno assimilato i Bitcoin (ai soli fini IVA) alle valute estere, ai sensi dell’art. 135, comma 1, lett. E) della direttiva 2006/112/CE.

Dato il carattere comunitario dell’imposta, anche in Italia l’acquisto e la vendita di Bitcoin è esente da IVA. Pertanto la compravendita viene riconosciuta a tutti gli effetti come un’operazione finanziaria, ai sensi dell’art. 10, comma 1 n. 3 del DPR 633/72.

La plusvalenza generata dalla compravendita di Bitcoin è tassabile

Nel 2016 l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la Risoluzione 72/E, in cui considera le valute virtuali (tra cui il Bitcoin) alla stregua di quelle estere. Premesso che questo documento ha carattere meramente interpretativo e indicativo, ha comunque il pregio di rappresentare un primo tentativo di chiarezza nel mondo delle valute virtuali.

Nella risoluzione si evince che le plusvalenze sono reputate redditi tassabili per le persone fisiche non in regime di attività di impresa. Pertanto devono essere dichiarate nel modello Redditi (ex Unico) nel quadro “RT – Plusvalenze di natura finanziaria”.

Ma che cos’è una plusvalenza? È un semplice calcolo matematico. Al momento della vendita dei tuoi Bitcoin, se il prezzo di vendita è superiore a quello di acquisto, si ha un guadagno o plusvalenza. Viceversa, se è inferiore, si ha una perdita o minusvalenza.

Le minusvalenze, in quanto credito d’imposta, sono deducibili dai redditi della stessa natura, cioè dai guadagni su compravendite di valuta virtuale e valuta estera. La deducibilità è permessa entro il quarto anno rispetto a quello che ha generato la perdita. Puoi quindi compensarla subito o “metterla da parte” per dedurla successivamente. Se entro tale termine non realizzi plusvalenze sufficienti a compensare la minusvalenza, il residuo va perduto.

Come e quando si paga l’imposta sulla plusvalenza?

Le plusvalenze sono tassate annualmente nella misura del 26%. L’imposta è fissa e indipendente dall’ammontare del reddito. In pratica, se si compra un Bitcoin a 100 e lo si rivende a 110, la differenza (110-100) costituisce una plusvalenza, da dichiarare e tassare sempre al 26%.

Nel caso in cui i movimenti di acquisto e di vendita siano più di uno, si applica il criterio “Lifo” (Last In, First Out = L’ultimo a entrare è il primo a uscire). Devi quindi procedere a ritroso e considerare venduti per primi i Bitcoin acquistati per ultimi.

È compito tuo calcolare la plusvalenza sui proventi delle vendite di Bitcoin, documentarla adeguatamente e indicare nel modello Redditi quanto versare allo Stato Italiano.

Se hai più posizioni aperte su più di una piattaforma di scambio, puoi compensare le minusvalenze di un rapporto con le plusvalenze di un altro.
Indipendentemente dalla nazionalità di queste piattaforme, se hai la residenza fiscale in Italia, l’imposta sulla plusvalenza devi pagarla in Italia.

Puoi evitare di pagare le tasse sui tuoi Bitcoin?

Ti svelo come puoi evitare le tasse senza evadere. Non c’è alcun trucco. Sempre l’Agenzia delle Entrate stabilisce che se le operazioni di compravendita di Bitcoin non hanno un fine meramente speculativo, non si applica l’imposta sostitutiva del 26%.

Ok, ma di preciso cosa vuol dire? Significa che la plusvalenza derivante dalla cessione a titolo oneroso di Bitcoin non è tassabile. Questo a condizione che la giacenza complessiva di tutti i controvalori dei depositi e dei conti intrattenuti, sia in valute virtuali che estere, sia inferiore a 51.645,69 € per almeno sette giorni lavorativi continui.

Un ultimo consiglio per chi ha ancora qualche dubbio

Quella fin qui descritta è l’interpretazione della Risoluzione 72/E, condivisa e accettata dagli studi di commercialisti più all’avanguardia nel settore delle valute virtuali.

È comunque importante chiarire che l’Agenzia delle Entrate ha la facoltà, in sede di controllo fiscale, di acquisire le liste della clientela dalle società d’intermediazione di valute virtuali, per effettuare delle verifiche.

Se hai ancora qualche dubbio sulle tue compravendite o su qualche operazione più complessa (ad esempio mining, ICO, donazioni, faucet), è possibile chiedere direttamente all’Agenzia delle Entrate come e quando pagare le tasse sui Bitcoin.

Lo strumento a tua disposizione è l’interpello ordinario. In questo modo potrai ottenere dei chiarimenti ufficiali in relazione al tuo specifico caso concreto.

L’amministrazione risponde motivando l’opposizione all’istanza, vincolando “ogni organo dell’amministrazione”, con esclusivo riferimento alla questione oggetto dell’istanza, e limitatamente al richiedente.

Trascorsi 90 giorni dalla presentazione dell’istanza, se l’Agenzia delle Entrate non fornisce una risposta, si parla di silenzio-assenso nei confronti dell’ipotesi di soluzione da te prospettata. Vuol dire che l’Amministrazione concorda con la soluzione da te eventualmente prospettata nell’interpello.